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CONFARTIGIANATO SARDEGNA–C.STAMPA–15-03-19–LAVORO SOMMERSO– In Sardegna 23mila imprese artigiane sotto attacco

Scritto il 15/03/2019
da admin

LAVORO SOMMERSO – In Sardegna 23mila imprese artigiane sotto attacco

del lavoro sommerso: per ogni lavoratore regolare c’è un addetto e

mezzo sconosciuto allo Stato. Matzutzi e Mameli: “Lotta senza

quartiere all’abusivismo: norme certe per far rispettare le regole”.

Nell’artigianato in Sardegna, a ogni addetto regolare corrisponde un

occupato e mezzo sconosciuto a Inps, Inail, fisco e previdenza. Ciò

comporta che oltre 23mila imprese, il 65.3% di quelle registrate nelle

Camere di Commercio, siano quotidianamente sotto attacco da parte di

“aziende fantasma”, con un tasso effettivo di lavoro non regolare che

raggiunge il 15,4%.

Sono questi i numeri del dossier “Artigianato esposto alla concorrenza

sleale del sommerso in Sardegna”, elaborato dall’Ufficio Studi di

Confartigianato Sardegna, su dati ISTAT 2017.

Costruzioni, autoriparazione, produzione di beni, somministrazione di

servizi alla persona, trasporti, alloggio, ristorazione e agricoltura

sono i settori maggiormente esposti alla concorrenza sleale del

sommerso anche se nessuna professione più dirsi immune dagli attacchi

dell’irregolarità aziendale.

“Quella del lavoro nero è un’emergenza che sembra non avere fine”. A

lanciare l’allarme è il Presidente di Confartigianato Imprese

Sardegna, Antonio Matzutzi. “È una battaglia che portiamo avanti da

anni, continuando a sensibilizzare imprese e clienti – continua il

Presidente – in un Paese, e in una regione, dove l’arte di arrangiarsi

è vista con una certa benevolenza se non proprio con simpatia”.

Nella vecchia provincia di Cagliari sono ben 8.713 le imprese

artigiane maggiormente esposte alla concorrenza sleale; 8.411 operano

nel nord Sardegna, 4.156 in provincia di Nuoro e 1.942 in quella di

Oristano.

In Sardegna, il settore più colpito, come è noto, è quello delle

costruzioni dove il sommerso concorre slealmente con 13.148 aziende

artigiane (56,6% del totale delle esposte). Seguono i servizi alla

persona con 4.312 (18.6%), i trasporti e magazzinaggio con 2.589

(11,1%), l’alloggio e la ristorazione con 2.081 (9%), i servizi di

informazione e comunicazione con 528 (2,3%), l’agricoltura e la pesca

con 203 (0,9%), l’autoriparazione con 144 (0,6%), l’istruzione con 128

(0,6%), l’industria estrattiva con 49 (0,2%) e la fabbricazione di

prodotti chimici con 40 (0.2%).

Il contrasto al lavoro nero e irregolare è uno dei punti inseriti nel

Manifesto degli Artigiani, collegato al “Rating Sardegna 2019”, che il

Presidente della Regione e numerosi Consiglieri hanno sottoscritto

poche settimane fa durante la campagna elettorale. Alla Politica, le

imprese hanno, infatti, fortemente chiesto di definire un quadro

normativo chiaro e certo, per favorire il rispetto delle regole e

ridurre il fenomeno dell’abusivismo.

“Il sommerso, l’abusivismo e l’illegalità che contraddistinguono

l’economia sommersa sono piaghe che continuano a infettare il nostro

sistema produttivo e rappresentano un grave fenomeno di concorrenza

sleale – sottolinea Matzutzi – che costringono le imprese regolari a

chiudere oppure ad applicare politiche di contrasto che hanno

incrementi di costi assai pericolosi”. “La crisi ha accentuato

l’abusivismo a dismisura – continua – c’è chi fa il doppio lavoro, chi

percepisce la cassa integrazione o è in mobilità ma il fenomeno più

grave riguarda chi decide di chiudere bottega e lavorare a casa.

Parliamo di chi taglia i capelli a domicilio, a chi fa la manicure, a

chi aggiusta le auto, a chi effettua lavori di idraulica,

impiantistica, edilizia, sartoria”. “Sempre più di frequente – rimarca

Matzutzi – gli artigiani presso i nostri uffici si lamentano,

impotenti, della concorrenza sleale di chi opera senza rispettare le

leggi sottraendo, aggiungiamo noi, gettito alle casse dello Stato e

minacciando al tempo stesso la sicurezza dei consumatori. Noi

continuiamo a rigirare le segnalazioni alle autorità che poi hanno il

compito di verificare la regolarità delle attività: questo non ci

stancheremo mai di farlo”.

“Vogliamo e dobbiamo tutelare gli artigiani regolari, quelli che sono

quotidianamente impegnati a contrastare l’illegalità che li colpisce

due volte, nel reddito e da contribuenti onesti – interviene e

conclude Stefano Mameli, Segretario Regionale – ciò che sta accadendo

nella nostra regione è molto preoccupante sia per l’economia,

continuamente danneggiata, sia per tutte le imprese e i cittadini

onesti, che pagano le tasse e rispettano le leggi”.

Secondo stime del 2015, l’economia sommersa nazionale avrebbe generato

un valore aggiunto di circa 190milirdi di euro, pari all’11,5% del

PIL, di cui ben 77 riconducibili al lavoro irregolare. Una grave

minaccia per le imprese regolari dell’artigianato, deriva

dall’abusivismo. Sulla base degli ultimi dati disponibili sui conti

nazionali, nel 2015 sono 3milioni e 724 mila le unità di lavoro

equivalenti non regolari, occupate in prevalenza (71,2%) come

dipendenti, con 2 milioni e 651 mila unità, a cui si aggiunge 1

milione e 72 mila unità di lavoro equivalenti indipendente non

regolari (28,8%). Si conta 1 occupato indipendente non regolare ogni

5,7 indipendenti regolari. La rilevanza del fenomeno del sommerso in

Italia crea la situazione paradossale secondo cui il lavoro sommerso è

maggiore di quello della Pubblica amministrazione: nel 2015 infatti le

3.723.600 le unità di lavoro equivalenti non regolari superano

dell’11,6% (388.000 unità in più) le 3.335.600 le unità alle

dipendenze delle Amministrazioni pubbliche.

Sono diversi i meccanismi attraverso cui agisce la concorrenza sleale

del sommerso: le imprese che evadono possono mantenere prezzi più

bassi e mettono fuori mercato le imprese regolari con analoghe

funzioni di produzione; l’evasione fiscale consolida il gap tra le

aliquote fiscali pagate dalle imprese in regola e le imprese che

evadono, dato che il mancato gettito rende difficile politiche fiscali

espansive tramite la riduzione delle aliquote fiscali che

risulterebbero a vantaggio delle imprese regolari; non si amplia la

dimensione delle aziende: le imprese che evadono hanno una minore

propensione all’investimento e all’ampliamento del volume d’affari e

nel contempo spiazzano gli investimenti delle imprese che non evadono

e che non trovano redditività adeguata per l’ampliamento delle

dimensioni aziendali.

IMPRESE ARTIGIANE DELLA SARDEGNA

ESPOSTE ALLA CONCORRENZA SLEALE  – Fonte Istat-Infocamere 31 dicembre 2017

Edilizia (Costruzioni e impianti)

Benessere (Parrucchieri, Estetisti, Massaggi…)

Trasporti e Magazzinaggio

Alloggio e Ristorazione

Servizi di Informazione e Comunicazione

Restanti Altri

tot

Cagliari

4.425

1.876

1.060

966

237

149

8.713

Nuoro

2.630

641

413

291

64

117

4.156

Oristano

1.144

356

232

137

25

48

1.942

Sassari

4.949

1.439

884

687

202

250

8.411

Sardegna

13.148

4.312

2.589

2.081

528

564

23.222

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